ingresso pozzo ENI - Monte Alpi 6

Durante la conferenza stampa del 18 aprile scorso, il giornalista Gianfranco Gallo ha chiesto a Pittella e soci, contezza sui dati delle contaminazioni alimentari in Val d’Agri, dati da noi pubblicati e presentati alla stampa nel 2015, presso la sede della Quinta Porta a Potenza, nonchè notificate per intero alle autorità, oltre un anno e mezzo fa. Gallo ha chiesto in conferenza se i dati fossero stati pubblicati dalla Regione e nella conferenza gli viene risposto , dal sindaco di Grumento e da Mollica, che le analisi stanno sul sito web del P.O. Val d’Agri. FALSO.

Noi sul sito ci siamo andati e vi sono pubblicate poche righe ed una cartina praticamente inutilie e vuota di dati, nulla di ciò che rappresenta il vero problema, ossia il bioaccumulo di inquinanti persistenti e cancerogeni in decine di alimenti e matrici ambientali, racchiusi in centinaia di pagine filtrate e censurate, prive di analisi orginali allegate e geo-referenziate ma con dati e pareri gravi, che noi vi alleghiamo per intero.

E noi adesso cogliamo l’occasione per riprendere alcuni concetti tralasciati nel primo articolo due anni fa: nel 2008 l’Agrobios definiva critici i punti di incontro tra il torrente Alli e l’Agri ove gli idrocarburi arrivano a 110 mg/kg e non a 50 come oggi dice l’Arpab per il Pertusillo; idem per la confluenza del torrente Casale nel Pertusillo e qui in aggiunta l’Agrobios censurò anche il dato sul tricloroetilene rinvenuto ma con ignoti valori. L’Agrobios in aggiunta nel 2008 trova diversi composti cancerogeni in falda ( foto allegate sotto ) ma ufficialmente per nessuno di questi sforamenti si attivò alcuna procedura di indagine/bonifica, nè si identificarono le cause. Sempre nel 2008 quando a Calvello trovarono sforamenti diffusi nei suoli da idrocarburi pesanti l’autopsia si fece velocemente e senza testimoni, l’inquinamento venne definito episodico e non continuativo.

Invece il cloroformio in falda era così abbondante da essere definito, esteso, con maggiore presenza nella stagione estiva, e che fine abbia fatto e da dove provenisse quel cloroformio non è dato saperlo, anzi l’Arpab pare anche oggi non cercarlo neanche più, e l’Agrobios nel 2008 diceva che la sua orgine poteva essere “diversa” e quando in falda trovarono anche altri composti cancerogeni ad elevate distanze tra loro, allora ipotizzarono diverse sorgenti contaminanti senza mai definirle.

L’Agrobios quando trovava una sforamento singolo lo sminuiva, invece di rispettarlo e studiarlo, visto che siamo in aree verdi o agricole, e chissà quanti inquinanti pericolosi stavano sottosoglia in quegli anni rappresentando comunque un danno a persone ed altre forme di vita. Sempre in val d’agri, su 200 campioni di suoli che riportano negli atti, ritrovano sette tipi di PCB tra i più pericolosi, e su questo non formulano alcuna considerazione. Nel 2008 Agrobios scriveva che serviva studiare le falde, sia per portata che per caratteristiche chimiche, e nel 2017 Pietrantuono a disastro avvenuto ha detto:“…non conosciamo la conformaizone della falde nella zona…”. Ottimo lavoro non c’è che dire.

Ma dopo il 2008 l‘Agrobios ritrova nei sedimenti valligiani i PBDE, ossia i ritardanti di fiamma, sostanze altamente tossiche, e rilevati nei sedimenti della confliuenza Agri – Pertusillo, nella confluenza Camastra – Basento e nel torrente Sauro. Non solo Agrobios trova altri composti simili ai PBDE a base di difeniletere in numerosi punti e giudica anomala la presenza nonchè poco studiata la loro tossicità. E nel 2010 in due pozzi artesiani, l’Agrobios rileva altri contaminanti anomali: trimetilbenzene, ortoxileni, butilbenzene ed altri ipa non normati e verso i quali doveva essere svolto uno studio con il locale consorzio di bonifica per rilevarli nelle sorgenti locali, studio quest’ultimo di cui non si sa nulla ad eccezione dell’analisi svolta su tre sorgenti ( Alli, Carpineta ed Arsieni ) ove bisognava approfondire l’andamento dei trialometani ma in merito nessuna analisi è stata pubblicata.

La reticenza dell’Agrobios è abberrante, infatti nel 2010 dicono che i PCB rilevati nei suoli valligiani non sono riconducibili alle attività indutriali ma sono obiquitari e persistenti !? Trovano metalli con andamenti costanti e nessuno ipotizza il sintomo dell’acidificazione delle falde, tutti scienziati in premessa ma mai in conclusione. E sempre nel 2010 le centraline di controllo dell’aria sono state in manutenzione per 130 giorni e le tabelle dei dati infatti sono vuote

Invece per gli alimenti Agrobios dice di voler approfondire il ruolo della pioggia nel trasporto degli IPA negli alimenti, soprattutto quelli con strutture cerose (peperoni) che pare abbiano maggiori capacità di accumulo, oltre a: uva, insilato di mais, fieno ed erba medica. Nonostante venga refertata l’estesa presenza di cloroformio anche nel foraggio, Agrobios ammette di avere positività in un esiguo numero di campioni e come al solito viene tutto rimandato ad un approfondimento futuro.

Ultima chicca: nel 2002 i test tossicologici svolti da Agrobios per l’ambiente acquatico mostrarono anomalie, infatti il rischio ambientale venne identificato in diverse stazioni di acque superficiali vicino le aree pozzo: Monte ENOC 3, Costa Molina 1 e Monte Alpi 6-8 ove vennero riscontrati inibizioni nella crescita algale, praticamente per l’inquinamento le piante acquatiche non si sviluppavano come dovevano. Questi dati ancora ad oggi non sono pubblici, nè si comprende se siano fermi effettivamente al 2010, nè sono disponibili le analisi originali. Mafia e mancata trasparenza continuano il loro matrimonio e le prove sono anche queste, i monitoraggi costati oltre 6 milioni di euro e chiusi negli armadi assieme alla prevenzione primaria.

 

 

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.