fonte immagine - https://www.youtube.com/watch?v=mvAwVZgEW1Y&t=20s&fbclid=IwAR13pxjFGPzYi-TjBZb6_Mk7cmqis2b52KGMWvYbYSV7dtKV24M_wZ71Qb4

Pochi giorni fa ci ha lasciato uno dei simboli della resistenza lucana alla tirannia fossile: Antonio Lacava. Antonio voleva vivere in pace nel suo paese, Corleto Perticara, allevare i suoi animali e godersi la famiglia, la proprietà della terra per lui è diventata però una maledizione. L’esproprio, non sappiamo se ancora completamente pagato da Total, è durato oltre un lustro, per il pozzo Tempa Rossa 1, l’inquinamento del pozzo idropotabile di Antonio, i danni sanitari e patrimoniali a tutto il suo mondo mentre i suoi sindaci non si sono mai azzardati neanche di usare le royalties del petrolio per pagare i monitoraggi di Antonio. Antonio ha speso svariate migliaia di euro di analisi, senza contare le spese legali e sanitarie, si è pagato tutto da solo mentre altri si spartivano favori e prebende elettorali.

Sotto alleghiamo un video del 2020, noi c’eravamo all’incontro dei lobbisti di Ambrosetti House a Corleto, covo di pseudoesperti e faccendieri ove ci impedirono di parlare, ed all’ingresso provarono anche a non farci entrare nonostante la nostra richiesta di iscrizione, all’epoca il Sig. Cupparo purtroppo già assessore regionale, disse dinanzi Antonio Lacava presente nel pubblico grazie a noi, che il petrolio non causa tumori, nè danni. Lo aspettammo all’uscita per dirgli il contrario ma il piccolo Cupparo non replicò e scappò. Cupparo poco prima aveva ammesso di aver lavorato con la sua azienda a Tempa Rossa in subappalto ad Aleandri, ma per lui questo non era un conflitto di interessi.

Da poco tempo il pozzo di Antonio era interdetto all’utilizzo, finalmente era arrivata l’ordinanza, c’hanno messo oltre un lustro per riconoscerlo inquinato; Antonio da anni aveva spostato il luogo di pascolo, le attività petrolifere gli avevano distrutto la tranquillità e la strada di accesso alla proprietà. Un giorno un dirigente pugliese di una multinazionale petrolifera lo definì “gente del terzo mondo”, da quel giorno Cova Contro non ha più lasciato il caso di Antonio, supporto su tutta la linea e con tutte le forze, perchè i giganti di pace come Antonio Lacava meritano affetto ed ascolto, dagli uomini miti che combattono ogni giorno a mani nude contro i giganti del petrolio abbiamo solo da imparare. Antonio Lacava, da solo, ha fatto per almeno 8 anni quello che: Arpab, Regione, ASP, magistratura e Comune non hanno mai fatto. La più grande condanna per chi lo ha offeso o lo ha illuso è semplicemente continuare a vivere. Per noi Antonio è quello che ogni lucano dovrebbe essere: determinato, incorruttibile e gentile, ed Antonio era questo, una caratura morale che neanche l’olio minerale più impuro potrà mai sporcare perchè per noi la vera luce su quella montagna resta lui e non quella maledetta torcia.

Antonio anche se combatteva con un tumore da anni non è stato ucciso dal suo male, Antonio è stato ucciso dalla mafia dei colletti bianchi che negli anni gli aveva scavato un fossato di apatia attorno. Il veterinario dell’azienda sanitaria che durante le morie dei suoi animali si rifiutava di lasciargli un controcampione, o l’ASP che non gli mandava le analisi sui suoi animali, o i CTU che in tribunali in serie abbandonavano gli incarichi nelle sue cause. Antonio è morto di mafia non di tumore. Ricordo le riprovevoli parole di un ufficiale dell’Arma che senza analisi alla mano cercò subito di sminuire il rischio ambientale causato dai fusti di additivi chimici abbandonati nei terreni di Antonio. Nessun parlamentare o consigliere regionale è mai andato da Antonio a chiedergli di cosa avesse bisogno. Noi ricordiamo le parole di un nostro laboratorio di fiducia che ci diceva di non aver mai rilevato tenori così elevati di metalli pesanti in carni ovine. Antonio era qualcuno in una terra splendida piena di nullità bipedi.

Negli ultimi tre anni abbiamo perso troppi amici, troppi sostenitori e sentinelle: Francesca Leggieri, Domenico Lence, Nedo Biancani, Gaetano Petrocelli, Gaetano Fortunato, Mario Vitale, Teresa De Noia, Paolo Sorrenti ed ora anche Antonio. Il loro vuoto resterà incolmabile a dimostrazione che le persone libere e motivate sono il bene più prezioso.

il video integrale qui: https://www.youtube.com/watch?v=kooxYNHsUE

https://www.facebook.com/covacontro/videos/345946353263983 – servizio TG5 con Antonio, anno 2016