il COVA - luglio 2016

Abbiamo ricevuto dal CSI ( Consorzio ASI ) di Potenza i consumi e le tariffe idriche che ENI paga al consorzio lucano per la fornitura di acqua potabile e di acqua ad uso industriale, quest’ultima sarebbe acqua di ricircolo ma di originaria provenienza altra ( consorzi di bonifica, AQL, autobotti di terzi etc…) e che in seguito entra nella rete consortile del CSI che mediante i suoi depuratori la tratta e la re-invia alle industrie allacciate alla sua rete per il riutilizzo. La filiera delle forniture può anche essere esterna, ed in seguito quindi nella rete consortile entrerebbe come refluo anche acqua che l’industria può prelevare da altrove.

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Tra il gennaio 2010 e l’agosto 2016 Eni ha consumato circa 560mila mc di acqua industriale al costo di 0,23 cent/mq secondi i dati ASI sotto allegati.

Per l’acqua potabile Eni sempre nel medesimo periodo (2010-2016) ha usato oltre 1.220.000 di mc di acqua potabile al costo di 0,92 al mc, con un costo di fornitura da parte di AQL ad oggi non comunicato ( su questo punto aspettiamo ulteriori delucidazioni dall’ASI ).

Allora su queste tariffe c’è da spalancare gli occhi: il consorzio industriale è perennemente indebitato e commissariato, ed in alcuni casi vende l’acqua a grossi e solidi clienti, ad un costo finale inferiore al prezzo/costo di acquisto/trattamento/distribuzione, mediamente infatti nella altre regioni limitrofe l’acqua industriale costa 0,40 cent/mc, Eni in Basilicata, come tutte le altre aziende, la paga 0,23. L’acqua potabile invece per i grandi consumi nelle tariffe 2015, Aql ( Acquedotto Lucano) non la fa pagare meno di 1,21 a mc invece Eni la paga 0,92. Facendo una panoramica più estesa delle tariffe, stando ai dati 2011 del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto, in base a tipologia di coltura e consumo medio, l’acqua all’agricoltore costa in maniera molto approssimativa 5 centesimi circa al mc ( 0,05 ) mentre per l’uso non agricolo le tariffe consortili del 2011 viaggiavano tra i 0,25 ed i 0,40, ossia sempre meno dei costi che affronta ENI (0,23). Queste tariffe definirle “diseconomie” è poco. Gli utili e la solidità finanziaria di Eni a fronte dei problemi economici e dei bilanci di consorzio industriale, consorzi di bonifica ed agricoltori non sono nemmeno paragonabili eppure Eni guarda caso è venuta ad investire in una regione come la Basilicata, ove tra i tanti sconti c’era anche quello sull’acqua sia ad uso industriale che potabile. Una risorsa così preziosa ed abbondante in Basilicata da sprecarla, regalarla o non farla diventare una fonte di reddito per quegli enti pubblici che sull’acqua dovrebbero chiudere in attivo i bilanci visto che è una risorsa pubblica che non ha costi di produzione ma solo di trattamento e distribuzione. Perchè la Regione Basilicata non adegua le tariffe? L’acqua ed il suo costo a scopo industriale non poteva essere un deterrente per inibire e contenere le perforazioni petrolifere? Perchè non si conosce l’esatta quantità usata da un’industria ( che può avvalersi di più fornitori ) per comprenderne poi anche la quantità di reflui prodotti in seguito, comparando volumi in ingresso e volumi in uscita? Rimane sempre una questione di contatori in Basilicata, ove pochi, mangiano e bevono a spese di un futuro insostenibile.

Quei conti che non tornano tra il local Report Eni e le forniture idriche dell’ASI. Nel Local Report Eni 2014 alle pp. 56-57 Eni riporta per il 2014, 482 mila/mc di risorsa idrica utilizzata per le attività in Val d’Agri ma computando le forniture dell’ASI sotto allegate vedrete che il volume della fornitura è di quasi 200mila/mc tra acqua industriale e potabile. ENI dove ha preso gli altri 282 mila/mc? Da chi e a quale costo e soprattutto questa acqua cosa diventa e che fine fa?

cantiere Tempa Rossa centro oli - 2016
cantiere Tempa Rossa centro oli – 2016

Abbiamo fondato un nuove ente in Basilicata, l’EGRIB, che al posto delle AATO dovrebbe tutelare la risorsa idrica e gestire i rifiuti, infatti le due cose viaggiano a braccetto da sempre quando si parla di rifiuti liquidi per esempio, eppure andando sul sito dell’EGRIB alla voce “chi siamo” la schermata è vuota: riusciranno quindi i nostri eroi ad alzare le tariffe prima che anche TOTAL diventi un nuovo cliente dell’acqua lucana?

 

 

 

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.