Ci sono pochissimi contesti nei quali ENI non esiste, uno di questi era la Trisaia di Rotondella.

Lì Eni con Agip Nucleare produceva decenni fa combustibile nucleare ma finita l’avventura l’azienda era, almeno figurativamente parlando, sparita dai radar ma le eredità nascoste nel sottosuolo rotondellese gridano ancora quel nome.

Nel documento sotto allegato datato luglio 2020, Enea ricorda alla Procura di Potenza che il Magnox deve essere ancora rimosso ma ci sono problemi: ricordate le promesse di toglierlo velocemente e rivalersi sui responsabili? Solite promesse che negativamente si sono avverate. Il Magnox è ancora lì e cosa ormai abituale ma pericolosa l’ente terzo negli atti è la procura: siamo all’assurdo in Italia ove paghiamo decine di enti di controllo ambientale ma il garante di ultima istanze sono le sottodimensionate procure periferiche.

Cosa dicono gli atti non pubblicati da Enea e sotto allegati:

  • una parte del liquido presente nel Magnox presenta una lieve contaminazione radiologica (ci avevano rassicurato del contrario);
  • la bonifica del vano in calcestruzzo che ospita il Magnox è cosa lontana idem la rimozione del serbatoio stesso;
  • a catena si allontano anche i tempi di caratterizzazione ed allontanamento/smaltimento degli annessi servizi al Magnox;

completata solo la mappatura della condotta del Magnox. Completa l’analisi anche del terreno asportato nei pressi del serbatoio incriminato della contaminazione chimica dell’area, suoli che saranno reinterrati. Anche nella condotta vi sarebbe liquido con una leggera contaminazione radioattiva ma non ci sono analisi allegate, come al solito. Sarebbe radioattivo solo una parte dei liquidi presenti tra Magnox e condotta non le condotte stesse, altro dato che bisognerebbe approfondire.

Enea oggi sottolinea che il Magnox ed annessi erano, come già ci aveva spiegato sei anni fa Andrea Spartaco, proprietà della Combustibili Nucleari spa – CO.NU. gruppo Agip quindi ENI, e l’impianto avrebbe subito una “parziale” dismissione nel 1988 dopo due decenni di attività…parziale in che senso? Dopo il 1988 una parte ha continuato a funzionare e per cosa?

Agip Nucleare non produsse ufficialmente più combustibile dopo il blocco della centrale di Latina e la licenza di Agip venne solo sospesa ed ufficialmente mai revocata: questo dettaglio lo leggiamo in atti ufficiali e non pubblici, per la prima volta in 7 anni di studio e ricerche sull’area.

Agip fece nel 1988 una “supercazzola” ad Enea: smantellò il Magnox solo in superficie lasciando interrati il serbatoio e le condotte, così accusa Enea! Fatto grave perchè dimostra che Enea per decenni non sapesse cosa avesse nei suoi terreni (loro fanno ricerca ambientale all’avanguardia), conferma le nostre accuse di sempre ossia che la prima indagine ambientale da fare nell’area è il censimento delle strutture/oggetti interrati per evitare nuove sorgenti storiche di contaminazione, e conferma l’atteggiamento solito di Agip/Eni ossia risparmiare sulle bonifiche. Ma implicazione più grave nella ricostruzione di Enea e che sarebbe stata quindi l’imperizia di Agip ad aver contaminato le falde con il concorso di Enea ed Arpab che negli anni hanno “dimenticato” di indagare lo stato chimico delle falde?

In più Enea fa un’altra precisazione importante ossia che non può ricevere nel suo centro di Casaccia rifiuti provenienti da attività industriali di società terze almeno stando al contesto ed alle disposizioni legislative vigenti. Enea mette le mani avanti scrivendo che allo stato attuale i lavori di bonifica e smaltimento sono bloccati visto che per giunta anche in Trisaia, Enea non ha licenza per detenere rifiuti radioattivi, rifiuti quindi prodotti dal Magnox, dalla sua vasca e dalla condotta.

Enea prima di andare in TV a tranquillizzare i lucani doveva forse studiarsi meglio le carte ed il sottosuolo del suo sito, da un ente di ricerca scientifica ci si aspetterebbe più rigore e metodo prima di esporsi mediaticamente con promesse e proclami.

Questa vicenda dovrebbe insegnare qualcosa ai metapontini, i quali considerano le malefatte di Eni un affare lontano, confinato in val d’Agri ed invece per Ferragosto era pronto un bel regalo perchè Eni ha colpito decenni fa anche a Rotondella, nel nostro polmone agricolo/turistico e noi come da tradizione veniamo a saperlo 32 anni dopo! Una lezione per coloro che sottovalutano l’inquinamento e l’industrializzazione senza controlli seri.

Una bella grana questa, per la procura come per il comune di Rotondella. Noi siamo a disposizione per aiutare a sciogliere anche questo nodo, intanto sotto stralci del documento citato.

Giorgio Santoriello

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.