Domani a Viggiano si parlerà dello studio del CNR sugli impatti del COVA, studio del quale aspettiamo di leggere la versione originale prima di pronunciarci in merito, tuttavia in vista dell’incontro mi preme fare qualche osservazione.

L’Arpab, a differenza di altre arpa, non ha ancora una sezione di epidemiologia e tossicologia ambientale e nonostante vi siano fondazioni e protocolli con l’ISS attivi in tal senso è di fatti tutto fermo, tanti carrozzoni, tanti amici, tanti soldi, troppa politica e poca scienza, e nessun risultato serio. La pagina della fondazione biomedica è bianca come quella di Arpab, il progetto EPIBAS è a guida politica, e l’ENI intanto stringe protocolli con l’ISS senza dirci il motivo. Al 2009 è rimasto fermo il piano di sorveglianza sanitaria svolto da Arpab e Dipartimento Salute regionale, in merito ai rischi delle popolazioni valligiane ( una misera e scadente ricerca bibliografica-ndr) e chi la firmò è ancora ad oggi dirigente. Dopo l’ISS nel 2011 terminò l’indagine statistica, mai pubblicata, e divulgata da noi oltre due anni fa, nella quale si attestava aumento di mortalità ed ospedalizzazione per determinate patologie e determinate fasce d’età. Poi c’erano da 4 anni diversi studi disponibili, del CNR come dell’Unibas, che già attestavano la cattiva qualità dell’aria dovuta al COVA, e già dal 2000 il Mario Negri Sud attestava problemi sanitari in Val d’Agri. Poi le dichiarazioni pubbliche di alcuni dipendenti dei CAF locali, di comuni cittadini etc, che denunciavano una impennata dei tumori per esempio, poi le analisi mai divulgate in originale della contaminazione di alimenti e flora selvatica, e potremmo continuare ancora ma il punto rimane lo stesso da tempo: un segreto di pulcinella che uccide.

Mentre Pittella lo scorso anno osava dire in audizione presso la Commissione Parlamentare sul Ciclo dei rifiuti che lo studio dell’ISS sulla Val d’Agri era relativo a dinamiche multifattoriali, ed oggi ENI contesta con le stesse parole lo studio del CNR-Vis, noi chiediamo da sempre, in particolar modo ai sindaci locali affetti da “paraculite acuta indotta da politica e petrolio”, di avviare con urgenza e vera partecipazione, una campagna di analisi tossicologiche sulla popolazione, con la partecipazione reale di associazioni e relativi esperti, al fine di ricercare nei tessuti-fluidi umani, tutta una serie di inquinanti direttamente correlabili alle attività estrattive.

Stanchi di ascoltare chiacchiere e congetture declinate al futuro, chiediamo ai sindaci locali di usare i soldi del petrolio in questo modo e non per finanziare concerti e rotonde. Lo stesso discorso si potrebbe estendere ai prodotti alimentari e a tutte quelle matrici ambientali non analizzate da Arpab, come la mancanza per esempio di piezometri di controllo lungo la rete di condotte che dai pozzi va al COVA. Perchè si fanno studi sempre parziali e contestabili? Perchè nessuno si impegna a cercare i soli nessi di causalità? Perchè nessuno dice che la torcia del COVA è un sistema di smaltimento di rifiuti gassosi tossici mascherato da sistema di sicurezza? Può essere sempre il controllato a dire quali sono le migliori tecnologie disponibili? Chi controlla le emissioni fuggitive e non convogliate? Perchè nel masterplan Arpab non è previsto nulla di tutto ciò? Il solo sindaco di Viggiano, se fosse un uomo, potrebbe con le royalties finanziare un’arpa parallela, il punto è che ad oggi tutti i finanziatori potenziali sarebbero tutti interessati a non fermare o diminuire seriamente le attività petrolifere, quindi, la parola passa al popolo, ammesso che esista.

Giorgio Santoriello

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.