A valle della discarica abusiva di fanghi petroliferi dissequestrata lo scorso maggio, la sorgente presenta contaminazioni simili a Contrada Larossa

Il NOE nel 2008 sequestra, e dopo anni di conferenze di servizi ( ancora in corso ), quegli ettari di terreno usati come discarica speciale senza alcuna opera di contenimento ed isolamento, vengono dissequestrati dal Tribunale di Potenza, senza bonifica, come riportato da Eugenio Bonanata lo scorso giugno.

E noi a luglio ci rechiamo presso una delle sorgenti segnalateci dagli abitanti locali: sorgenti usate dal bestiame e non solo, che confluiscono su campi coltivabili. Ci troviamo a circa 100 mt a valle della recinzione di sequestro del SITO A, e l’acqua di sorgente appare filamentosa, con sostanze colloidali apparentemente sospese e che seguono il flusso di scorrimento appena visibile. Non pubblichiamo le esatte coordinate visto che i terreni sono certamente privati: le coordinate sono state comunque indicate alle autorità.

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documenti Total – il sito A è il rettangolino rosso a sinistra

Fenoli mille volte la soglia di legge, bario e fosfati non dovrebbero comparire, idrocarburi in tracce consistenti e manganese 116 volte la soglia di legge: il laboratorio ha parametrato i valori tenendo conto dei limiti di legge per le acque sotterranee ( dlgs 152/06), perchè valutare queste acque come “sorgive” era effettivamente ostico, eppure quell’acqua appare come tale e viene usata dal bestiame come sorgente. I fenoli sono ad oltre 0,5 mg/l, il limite di legge per le acque di sorgente ( D.lgs. 339/99 ) è di 0,5 mcg/l, vale a dire che siamo a mille volte la soglia di legge; 31 mg/l di fosfati ( a contrada Larossa – Montemurro ne rinvenimmo 33 mg/l ) e sono sostanze che nelle acque sorgive non dovrebbero proprio comparire. Rilevati 30 mcg/l di idrocarburi pesanti, per le acque sorgive il limite è 10; arsenico a 10,8 mcg/l ( limite di legge per le falde 10 ); bario 84, ferro 440 ( limite 200), manganese 5840 ( limite per le falde 50 ), e solfati 1285 mg/l ( limite di 250). Sorgive o di falda, queste acque sembrano reflui industriali, e a prescindere dai limiti adottati sono pesantemente inquinate.

Anche questa volta acque da scarico industriali le troviamo in aperta campagna a mille metri di quota, e il tribunale cosa fa? Dissequestra, quindi teoricamente i proprietari dei terreni potrebbero tornare a coltivare ed allevare e concorrere così ad altri reati, tutto con il permesso del tribunale. Abbiamo come sempre girato e segnalato il tutto alle autorità competenti, denunciando il provvedimento del tribunale stesso e gli effetti sanitari/ambientali e quindi penali, di una scelta come il dissequestro, del quale non conosciamo le motivazioni tecniche precise che garantiscano la salubrità di quei terreni – sperando che la sola prescrizione non sia davvero l’unica causa. L’acqua comunque ci ha restituito una chiara risposta anche questa volta.

Giorgio Santoriello

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.