Fenice - luglio 2016

Cova Contro ha inviato alle istituzioni competenti la proposta di digitalizzare ed isolare i sistemi di monitoraggio, uniformandoli al concetto di “scatola nera”.

Eni si autocontrolla: per le emissioni aeree, per le immissioni a Costa Molina 2, per il monitoraggio sismico, per il conteggio del petrolio estratto etc…

Total si autocontrolla per gli impatti ambientali, e come Eni per tutto il resto;

Sogin si autocontrolla per le emissioni in aria e per gli scarichi a mare di sostanze radioattive;

Fenice – Rendina si autocontrolla come previsto da AIA, Tecnoparco si autocontrolla i rifiuti in ingresso e tutti gli altri impianti autorizzati mezzo AIA hanno la maggior parte dei controlli in regime di autocontrollo. E così per tutti gli altri impianti/discariche, in Basilicata come in Italia.

Riprendendo una proposta del Prof. Ortolani in merito ai monitoraggi sismici ed alle riflessioni condivise con Gian Paolo Farina dell’Isde Basilicata, abbiamo mandato alla Regione Basilicata una semplice proposta: adottare il concetto della scatola nera per i monitoraggi ambientali. Una rete non manipolabile dall’esterno che raccolga in tempo reale i dati in maniera del tutto autonoma, e che li diffonda agli enti competenti ed ai cittadini ( dalla protezione civile ai vigili del fuoco, dall’Arpab ad un portale web accessibile alla cittadinanza ) e che comunichi i dati in maniera chiara, completa, puntuale ed imparziale.

Sapere quanto petrolio viene realmente estratto, cosa viene realmente re-iniettato a Costa Molina 2 e con quale pressione, quanta acqua viene usata per le attività petrolifere, quali sono le emissioni in aria di tutti gli impianti ( comprese quelle fuggitive o non convogliate ), quanta acqua e con quale radioattività l’Itrec scarica in mare, cosa brucia Fenice o cosa accetta Tecnoparco, quanta diossina esce dai camini dei cementifici-inceneritori-ferriere lucane. Basterebbe poco per garantire terzietà e trasparenza ma in consiglio regionale c’è chi usa il suo mandato per avanzare mozioni per il riconoscimento del genocidio degli armeni tanto il genocidio dei lucani non merita neanche memoria.

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.