Finita l’era Schiassi, a quando Celestina Gravina?

di Giorgio Santoriello 26-12-2015

Aldo Schiassi, il grande manager campano, sparisce dalla sera alla mattina tra una conferenza stampa, una denuncia subita dall’Antimafia e gli esposti lasciati in Procura contro il Pittella che lo ha nominato e definito mesi fa:“uomo libero e per questo fastidioso”.

Schiassi, nominato dalla politica, ha dopo segnalato alla Procura le mancanze della stessa politica che lo ha nominato 28 mesi fa e per far questo gli sono serviti anni, decine di articoli di pubblica denuncia e decine di analisi svolte privatamente da diverse associazioni: è andato via uscendo dalla finestra più che sbattendo la porta anche perché la giunta Pittella aveva già deliberato settimane fa il suo bonus d’uscita. Schiassi nell’ultima sua conferenza stampa denigra col suo fare borioso le accuse giunte da associazioni e docenti universitari: sbeffeggia la radioattività naturale delle acque petrolifere in questi termini:”è radioattività naturale ma va monitorata, è la scoperta dell’acqua calda”, peccato che nelle analisi della sua Arpab, la radioattività nelle acque re-iniettate a Costa Molina 2 non sia mai stata cercata. Parla dello stato d’abbandono della rete piezometrica a Fenice, da 150 piezometri solo 9 erano funzionanti, argomentazione interessante che speriamo Schiassi abbia depositato in Procura al momento dell’acquisizione del dato ma Schiassi dopo i piezometri, per Fenice cosa ha fatto? La modellistica del monitoraggio ambientale è ferma al palo, le centraline fisse hanno una serie storica ferma sul sito al 2010, la barriera idraulica sembra funzionare più per l’accertamento della verità che per bloccare gli inquinanti in uscita, sui bio-monitoraggi si teme di accertare la verità e si chiama l’ISS da Roma per far calare il silenzio e dimentica il ricorso al TAR mal strutturato per bloccare il forno rotante dell’impianto. Con Schiassi l’Arpab da ente strumentale è diventato ente zerbino, fatto da laureati e ricercatori ingessati dalla politica: in Arpab c’è la paura di proporre, denunciare e prendere posizione però si è subito pronti a chiamare i sindacati per i buoni pasto o la causa di servizio, o per intascare l’indennità da U.P.G. senza aver mai fatto realmente nulla. Sotto Schiassi l’Arpab ha continuato ad esistere per “non” monitorare le diossine, ma in questo Schiassi non si è mai sentito scavalcato anche perché aveva conferito l’incarico all’Arpa della sua regione, l’ArpaC. Schiassi in conferenza ha detto che le morie dei pesci erano state causate dagli scarichi abusivi ricadenti nel Pertusillo, ma se fosse così allora perché mentre era direttore la collaborazione con l’IZS avviata dall’ex direttore Vita è morta? Come mai per i consulenti del pm Marotta nel 2011 gli scarichi che finivano nel Pertusillo erano ben depurati e dopo pochi anni con Schiassi diventano tanti e pessimi? Perché è morto il monitoraggio satellitare dell’invaso? Perché sotto Schiassi, l’Agrobios pur dichiarandosi capace a farlo, non ha mai tipizzato gli idrocarburi dell’invaso per chiarirne la reale origine? Perché Schiassi fa “l’autopsia mediatica” dei pesci se la sua Arpab non è neanche in grado di prelevarli? Perché Schiassi ci ha messo quasi due anni per affermare in pubblico l’ovvio, già denunciato da Vita, ossia che la Regione non dà ad Arpab i mezzi per lavorare al meglio?

Dopo Schiassi è romantico chiedersi se anche l’epoca di Celestina Gravina, Procuratore di Matera, volgerà al termine. Colei che definì le storie sull’Itrec “chiacchiere da comari”, e intanto dopo esce fuori la contaminazione di falda da sostanze cancerogene, colei che dissequestrò l’aeroporto di Pisticci nonostante le estese contaminazioni dell’area ed i fusti sottostanti l’area della pista rinvenuti con tanto di geo-radar anni prima; sotto la Gravina né Tecnoparco, né l’Italcementi, né l’Itrec, né la Valbasento, né le discariche comunali fuori norma, né le centrali del gas di Pisticci, Ferrandina o Salandra sono state un problema, che sia con la Gravina o sotto il PD il copione è sempre lo stesso:”è tutto a posto”. A posto? Allora perché chiedere alla Bindi in sede di commissione parlamentare antimafia, la secretazione delle sue deposizioni, forse perché oltre allo spaccio di novellame ed hashish in Basilicata c’è altro? Se non fosse stato per la Procura di Catanzaro probabilmente in questo ultimo lustro non si sarebbe neanche chiusa l’unica operazione degna di nota, ossia il processo agli zingari della 106. Per l’Ispra siamo un hub di rifiuti speciali, per la Gravina invece un sorriso e via, sono solo leggende metropolitane.

La Basilicata di Carmine Schiavone più e meglio della Campania. Continuano a vincere i poteri deviati di cui parlava Carmine Schiavone? La Campania raccontata da Schiavone è identica alla Basilicata di Pace e Fonti. I procuratori non chiudono, quando le avviano, le grandi indagini, se non con le archiviazioni come per il Pertusillo sotto Marotta. L’attività di controllo territoriale è ignota, tanti i ragazzi presi con l’erba nella giacca, ma di camion bloccati per traffico di rifiuti neanche l’ombra. Sui rifiuti e l’energia ci sono intrecci paurosi tra PD, ENI, Confindustria, palazzi romani e tribunali, passando per sanità ed uffici regionali eppure i patrimoni di qualcuno dovrebbero parlare da soli. In un comune del Metapontino, durante un pubblico incontro cittadino agli inizi del 2015, un attivista del luogo disse che: “un carabiniere mi disse tempo fa che ci era stato vietato di pattugliare di notte alcune zone della Basilicata” e circa due anni or sono, ad un gruppo di cacciatori ritrovatisi allo scalo di Pisticci per la battuta domenicale, venne intimato di allontanarsi dalla zona. La minaccia arrivò da un gruppo di uomini giunto su un furgone, che con un accento non lucano si rivolsero in maniera minacciosa ai cacciatori che decisero di abbandonare la zona. Nell’allontanarsi, alcuni di loro osservarono dei camion sopraggiungere sul posto e proseguire per la strada diretta a Craco. Idem a Stigliano, ove numerose persone affermavano da anni che, negli anni passati una zona rurale del paese è stata oggetto di traffico intenso di mezzi pesanti al ché, un agricoltore del posto, un giorno decise di seguire questi automezzi e si ritrovò all’ingresso dell’Itrec.

La trazione calabro-campana nella filiera dei rifiuti come negli uffici regionali. Da Salvatore Lambiase ai Criscuolo, da Schiassi ad altri personaggi sparpagliati tra Lamezia Terme, Rende e Cirò Marina: la lista dei 37 indagati dalla DDA per i traffici ed i danni ambientali del Centro Oli Eni di Viggiano, parla i soliti dialetti. Siamo colonia non più dei colofoni ma di campani e calabresi: dagli editori agli imprenditori ambientali, agli intermediari passando per rettori ed intellettuali, il capitale non è mai lucano ma d’importazione, a volte forzosa.

Paghiamo con le nostre tasse gli stipendi di un vice ministro agli interni lucano, di un sottosegretario alla salute, e gli stipendi del personale dei servizi interni, quelli che dovrebbero garantire la sicurezza del territorio e l’acquisizione di informazioni sensibili: allora perché il flusso dei rifiuti speciali non è ancora realmente tracciabile? Se già il SISDE riportava negli anni ’80 che quello del traffico dei rifiuti tossico-nocivi era un’attività fiorente e diffusa, allora perché non sono intervenuti con forza per prevenire e punire?

https://jonicanotizie.wordpress.com/2015/12/26/la-basilicata-e-come-la-campania-di-carmine-schiavone-lo-stato-e-solo-un-participio/

 

Giorgio Santoriello

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.