Sono nato e cresciuto a poche decine di metri dal luogo dell’incendio, restare indifferenti è impossibile. Parlare di problemi, di qualsiasi natura, a Policoro è un pò tabù: la gente non sente una dimensione sociale o di comunità su molti problemi, vari gruppi viaggiano per conto loro ed il silenzio sembra quasi una risposta di avveduta diplomazia, ma secondo me in questi silenzi si spegne il senso critico di una comunità, comunità che forse non è ancora tale.

Se la crescita economica, come il disagio economico e sociale, non vengono affiancati da solidi presidi di cultura e legalità allora si generano pericolosi disequilibri e da lì si alimentano i violenti, mafiosi e non; quella legge della giungla unita alla certezza dell’impunità accompagnata anche dall’accettazione sociale, fenomeni devianti che crescono quando la maggioranza di “brave persone” tace e non prende posizioni pubbliche.

Da anni sento tanti amici di Scanzano negare il problema criminalità, nonostante sia palese, rifiutano l’etichetta di comune mafioso ma hanno paura di rilasciare qualsivoglia intervista, od organizzare pubblici incontri finanche sul tema dei liquami zootecnici, insomma il territorio sta diventando una galleria di “prove provate” che sanno di autoaccusa. Si nega l’evidenza, non si sostiene pubblicamente il lavoro della magistratura anzi quando si può si sminuisce in diverse sedi, si sminuisce il fatto di cronaca e lo si riporta sempre in un alveo di fisiologica normalità…il cliché di chi ha la mafia in casa e la nega, o la addebita sempre a qualcun’altro.

Ma il modello Scanzano, un modello sociale di accettazione del vivere borderline, di screditare le istituzioni ma di usarle per l’ascesa personale cavalcando anche le fragilità sociali, rischia di diventare un bubbone che può espandersi.

Policoro deve mostrare questi anticorpi costantemente, e nel caso dell’incendio alle auto del dirigente dell’ufficio tecnico comunale questi anticorpi io non li ho visti, anzi chiedo scusa se tardivamente mostro la mia attenzione ed il mio pubblico sostegno, solitario come sempre. Vedere la facciata bruciata di quel palazzo in via Brescia, vicino alla strada dove sono nato e cresciuto, è un funesto avvertimento non solo per il singolo ma per tutta la cittadinanza: non possiamo farci mettere sotto scacco nè evitare di condannare ed isolare gli autori di questi gesti.

A settembre 2024 proposi ad alcuni membri di Libera Basilicata un incontro in tal senso ma senza avere riscontro. Io posso solo confermare la disponibilità mia e di Cova Contro affinché chi è vittima di minacce, abusi e ritorsioni non resti solo, mai, noi ci siamo da sempre anche in solitudine resistiamo e reagiamo perché il territorio si difende rischiando non da ignavi.

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.