Il presidente non eletto Giuseppe Conte ha annunciato che a Ravenna ci sarà il più grosso progetto di cattura e confinamento sotterraneo di CO2. Ma cosa significa, partendo dall’esperienza lucana?

1 – Eni, solita protagonista monopolista, in Africa, esempio Mozambico, si appresta ad ammorbare l’atmosfera con enormi quantità di gas serra (la finta transizione) con una mano, in Italia invece vorrebbe con l’altra mano catturare quello che sprigiona tra il polo Nord (Norvegia) ed il sud africano passando per il Messico;

2 – Eni intanto anche in Mozambico ha fatto i suoi giochi societari per pagare meno tasse in Italia (fatto smentito da Eni), mentre dobbiamo ancora capire quanto costerà alla collettività il finto filantropismo di Eni nel catturare la CO2;

3 – La CO2 in realtà le compagnie petrolifere la usano da decenni, pompandola sotto terra, proprio per fratturare i giacimenti (fracking), oppure per ripristinare la produttività in quelle cavità ove il petrolio è incastonato in particolari strati geologici, scisti, che con le normali tecnologie sarebbe non estraibile. Ce lo ha illustrato Andrea Spartaco già nel 2015 in questa sua inchiesta;

4 – Nessuno parla di sismicità indotta o innescata o subsidenza? In Emilia Romagna ove è di casa il nocciolo dei consulenti (geologi su tutti) filo ENI è forte, anche sui social, lì pare che non vogliano imparare dalla vicenda Ichese e dai mancati approfondimenti sui nessi tra estrazioni, stoccaggio e terremoti, mistero in Italia ma fenomeno pluriacclarato in decine di pubblicazioni scientifiche. Infatti il governo Conte annuncia nuovi impatti nel sottosuolo ma Ispra e Ministero dell’Ambiente omettono ancora di studiare e regolamentare le attività antropiche sulla base del rischio sismico di origine umana.

link servizio completo – https://www.raiplay.it/video/2019/05/Report-La-relazione-13052019-bc1b0e63-e155-4f45-b0f3-e77fc8c82e21.html

Come al solito manca l’alfabetizzazione ambientale: la stampa riporta solo la coda dei fatti ed i pareri a margine, spesso di gente o non esperta o non libera. Le implicazioni della questione sono ben più ampie e molteplici infatti ve ne sono di politiche, economiche ed etiche: chi avvelena il pianeta monopolisticamente, può essere anche l’unico Salvatore dopo? La svolta green, che non ci sarà con questi presupposti, sarà un affare per i soliti noti e fallimento per tutti se al cambiamento produttivo non si accosterà un cambiamento sociale perchè i monopolisti di ieri non possono essere ancora i monopolisti di domani. Speriamo che in Emilia Romagna e a Ravenna nasca un sano e libero dibattito su questo progetto, per noi assurdo così imbastito, perchè stoccare CO2 in Italia per produrla in Africa, ignorando il metano e gli altri gas serra oltre la CO2, non diventi la nuova truffa dopo la chimica verde. La sfida, anzi la richiesta del pianeta, è estrarre meno per consumare meno fonti fossili evitando le combustioni, non catturare CO2 per continuare ad estrarre come al solito.

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