Impianto ITREC di Rotondella - Esterno - fonte Sogin

Cosa scarica in mare l’Itrec-Trisaia?

di Redazione Basilicata24

Radioattività “coast to coast” <br>dal Metapontino al Basento

Gli ultimi tre rapporti dell’Arpab sulla radioattività in Basilicata continuano a lasciare perplessi: poca chiarezza nell’esposizione delle analisi, conclusioni scarne, luoghi e modalità di campionamento discutibili.

Troppo cesio nel golfo di Taranto. Ma procediamo con ordine perché la tematica è assai complessa e più che certezze ci sono da porre innumerevoli quesiti che avanzeremo in più articoli. Troppo Cesio 137 nel Golfo di Taranto. Nel rapporto sulla radioattività del 2011, l’Arpab riporta a pag.8 che:” a giugno 2011 sono emersi alcuni livelli di concentrazione di Cs-137 (Cesio-137) -superiori a quelli solitamente riscontrati – sui sedimenti marini prelevati (tramite sommozzatore convenzionato con Arpab) in prossimità – e casualmente in concomitanza- dello scarico (a mare) degli effluenti liquidi dell’Itrec di Rotondella”. L’Arpab ha rilevato in quella data 375 Bq/kq (Becquerel-kg), ossia un valore duecentoquarantacinque volte più alto del valore statistico di riferimento per l’area. Cosa è successo nel giugno 2011 in Trisaia? Il valore in questione fu così alto da attivare la catena di controllo ministeriale infatti:” l’Ispra, immediatamente allertata dall’Agenzia regionale all’ambiente, ha disposto cautelativamente la sospensione degli scarichi della Trisaia ed ulteriori analisi di verifica (congiunte Sogin–Arpab); in relazione a queste verifiche lo stesso Ispra ha successivamente disposto il ripristino degli scarichi dell’Impianto prevedendo (da allora) una maggiore frequenza di campionamento e analisi delle matrici marine da parte di Sogin, con analisi indipendenti da parte dell’Arpab.

”Come si diffondono gli scarichi? Parole non rassicuranti che implicitamente testimoniano la pericolosità dell’impianto per le popolazioni e l’ambiente della zona, ma cosa ancora più grave si getta un ombra sull’imparzialità delle analisi, nelle quali l’Arpab deve essere indipendente da Sogin, eppure il 30 aprile scorso la Regione Basilicata ha firmato con Sogin un nuovo protocollo d’intesa: forse inutile perché l’ ”intesa” tra una parte di Arpab e Sogin forse c’è già da tempo. Ad oggi permangono forti dubbi sulla cadenza dei campionamenti dei sedimenti marini: a che distanza di tempo dallo scarico a mare vengono effettuati? In base a quale parametro scientifico vengono stabiliti i tempi di campionamento dei sedimenti marini? Non sarebbe meglio campionare il giorno prima ed il giorno dopo dello scarico degli effluenti a mare per meglio conoscere il reale quantitativo di isotopi radioattivi immessi in mare? Ed i punti di campionamento e le relative profondità nel suolo marino chi le ha stabilite ed in base a cosa? Perché non è previsto alcun monitoraggio in mare in tempo reale? Quanto cesio 137 è stato immesso nel Mar Jonio negli ultimi decenni? Dove si è depositato? Paure lecite su cui proprio Andrea Spartaco sempre su Basilicata24, ha recentemente lanciato pesanti ombre nell’articolo “Mare Monstrum”. Durante la sospensione scarichi imposta da Ispra nel 2011, cosa si è fatto dell’acqua radioattiva prodotta? Si è modificato il ciclo di stoccaggio producendo meno acqua o è stata utilizzata una vasca di riserva: come l’impianto si è adattato alla sospensione dello scarico?

Radioattività “coast to coast” dal Metapontino al Basento. L’Arpab prosegue nel bollettino e dopo l’aumento di Cesio 137 nel mare di Rotondella rileva un altro aumento questa volta in Provincia di Potenza dicendo che: ”a ottobre 2011 si sono riscontrate tracce di I-131 (Iodio-131) in un campione di acqua superficiale prelevato presso il fiume Basento – localita Campomaggiore (Potenza)” . Quindi anche in un nuovo punto del Basento si riaffaccia la radioattività, ed ufficialmente l’Arpab annuncia l’impegno, mantenuto, di aumentare i campionamenti da Campomaggiore fino a Potenza risalendo il fiume. Da dove deriva lo Iodio 131? Nella maggior parte dei casi rifiuti nucleari ospedalieri o nella peggior ipotesi prodotto di fissione nucleare, quindi nel Basento o ci finisce il percolato di qualche discarica sconosciuta di rifiuti sanitari oppure c’è qualche fossa di rifiuti radioattivi vista fiume? Potrebbe, il punto è che i dati di aumento di Iodio 131 nel Basento li ritroviamo anche a p.22 del rapporto 2011, dove il grafico n.7 riporta per il mese di novembre due picchi di Iodio 131 nel fiume Basento in corrispondenza di un non specificato viale di Potenza. Cesio 137 e Stronzio 90 su limo fluviale e latte.

Ma le analisi del 2011 sulle altre matrici ambientali cosa dicono? Che nei campioni di latte la quantità di Stronzio 90 aumenta oltre il livello di riferimento medio regionale, aumenta il Cesio 137 sul campione di vegetali rinvenuto, mentre anche il campione di limo fluviale sembra alzare la presenza di Cs137. Dati preoccupanti, che gettano ombre sul vecchio scarico Itrec sul fiume Sinni ed i relativi lasciti oltre che sul camino presente nel perimetro dell’Itrec, un camino che nell’atmosfera potrebbe diffondere Stronzio 90, lo stesso che si deposita sui vegetali campionati nella zona. Ma sulle emissioni in aria dell’Itrec torneremo più avanti. L’Arpab conclude il rapporto del 2011, dicendo che ad eccezione dello scarico a mare di giugno, tutto è nella norma e l’attività radiometrica non si scosta dall’andamento medio statistico. Nonostante ciò, dai grafici, si desume che anche nel mese di dicembre sempre 2011, i valori di Cs137 in mare ritornano su valori di molto superiore alle statistiche: 64 Bq/kg. L’Arpab chiude dicendo che è tutto nella media, altri potrebbero dire che in quanto a carenze comunicative dell’Arpab, siamo anche lì nella media. E’ vero che nel 2011 la nube di Fukishima ha alterato i valori medi locali, ma quanto delle anomalie riscontrate in Basilicata sono riconducibili a Fukushima?

Qual è il reale andamento delle emissioni dell’Itrec in mare, suolo ed aria? Gli aumenti di Cesio137, Iodio 131 e Stronzio 90 possono aver avuto effetti su ambiente e salute? Chi sa cosa accade davvero nell’Itrec? Ricordiamoci che lo Iodio 131 è una sostanza radioattiva, cancerogena e colpisce particolarmente le funzionalità della tiroide, così come cancerogeni sono lo Stronzio ed il Cesio, quest’ultimo dannoso anche per il cuore. Perché il maggior istituto pubblico in materia ambientale, l’Ispra ha dovuto disporre la sospensione degli scarichi? Quanto e quando scarica l’Itrec in mare? Perché l’Ispra sottolinea l’indipendenza che le analisi Arpab devono avere da quelle Sogin? Come mai nonostante gli obblighi di informazione e tutela della popolazione, la Sogin continua ad infischiarsi delle attività di sensibilizzazione previste proprio dagli accordi sul decomissioning del nucleare? A cosa serve l’ultimo protocollo d’intesa siglato tra Arpab e Sogin se parte della strumentazione viene sempre installata o conferita da Sogin ad Arpab, come la relativa comunicazione di alcuni dati ambientali? La Regione Basilicata sembra non avere più giurisdizione sul suo territorio, infatti i criteri di autonomia e terzietà vengono puntualmente sfumati sulle questioni strategiche: vedremo come i rapporti regionali 2012 e 2013 non abbiano fugato i dubbi anzi, li hanno aumentati. A Rotondella tornano i valori di Chernobyl. Lo scarico a mare del giugno 2011 con i suoi 375 Bq/kg supera i valori del 1988, e dal 2005 pare stabilizzarsi su valori medi di molto superiori a quelli del decennio precedente. Se avessimo applicato i limiti del National Radiological Protection Board, ossia l’ente britannico di protezione dalla radioattività, i valori registrati in mare a Rotondella avrebbero superato la soglia di legge inglese per i siti con preesistenti insediamenti nucleari che prevedono per il Cesio 137 il limite di 40 Bq/kg. Alti valori di Cesio 137, sarebbero stati rilevati tra il 2004 ed il 2009 anche nel punto denominato “Scarichi Oxygest” – punto 27, ove il limo contaminato era esterno all’impianto Itrec, a ridosso del fiume Sinni. I casi in questione avrebbero potuto esporre la popolazione e l’ambiente a dosi superiori al limite di dose efficace pari a 10 microsievert/anno. I fatti sono gravi: Regione, Arpab, Ministero, Sogin e magistratura cosa fanno per appurare la verità? La bonifica di Sogin andrebbe estesa anche fuori dal perimetro Itrec, magari in mare e fiume? Chi pagherà per l’omesso controllo ed omessa informazione?(Giorgio Santoriello-Gianpaolo Farina)

20/06/2014 – 08:40

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.