Iniziata la stagione 2026 abbiamo deciso di analizzare tre campioni di fragole reperibili nella GDO, due candonga prodotte in Basilicata ed una sabrina casertana. I prodotti sono stati acquistati tra Policoro e Scanzano. Il periodo di consegna dei campioni in laboratorio è stato marzo.
Cosa ci dicono i test di laboratorio? Che è tutto ok secondo i parametri di legge ma la legge è scritta a favore di chi? Andiamo nel dettaglio. Nella candonga prodotta a Scanzano e venduta su Policoro abbiamo riscontrato:
- Hexythiazox 0,093 mg/kg limite 6 mg/kg
- penconazole 0,043 limite 0,5
nella fragola Candonga coltivata su Policoro rilevati:
- Difenoconazole 0,042 limite 2
- Hexythiazox 0,01 limite 6
Nella varietà “sabrina” prodotta a Caserta e venduta su Policoro abbiamo rilevato:
- acetamiprid a 0,33 limite a 0,5
- boscalid 0,59 limite 6
- difenocanazole a 0,048 limite 2
- fludioxonil a 0,54 limite a 4
- Hexythiazox a 0,030 limite 6
- Penconazole a 0,058 limite 0,5
- Penthiopyrad a 0,06 limite 3
- Pyraclostrobin 0,099 limite 1,5
Manca una vera politica di prevenzione sanitaria, mancano soglie sugli effetti cocktail, serve abbassare le soglie di tolleranza ed un limite ai residui contemporaneamente presenti, ed ora che parte l’IGP sarebbe propizio il tempo per un dibattito sulla qualità e la quantità, sui controlli e le garanzie per il consumatore, in una delle regioni italiane dove il monitoraggio ambientale e sanitario dei pesticidi in ambiente ed organismi è prossimo allo zero. Valutare la tossicità sotto soglia di molte di queste sostanze ritrovate è semplice, basta scrivere su google il nome del prodotto chimico, della molecola o del pesticida, affianco la parola “toxicity” e si apre un mondo, un mondo che la maggior parte dei consumatori e produttori locali non conoscono o non vogliono accettare. Un caso su tutti tra le sostanze sempre presenti nelle analisi sulle fragole, l’acaricida Hexythiazox: su di esso è scritto di tutto, dal molto tossico per gli organismi acquatici al non tossico per noi umani a piccole dosi, fino agli studi più recenti che lo indicano anche a basse dosi ma se cronicamente presente, come possibile cancerogeno per fegato e ghiandole surrenali. Ma gli effetti tossici di queste sostanze sono tanti e noti ai produttori come ai legislatori: dalle morie di api agli interferenti e distruttori endocrini, danni cellulari e mutageni, all’apparato riproduttivo, al feto, fino al cancro. C’è poi la questione ormoni, come l’auxina o la giberellina, che pare non vengano ricercati neanche dai rivenditori finali e che avrebbero dei tempi di somministrazione/latenza da rispettare prima dell’immissione in commercio, e sulla cui sicurezza alimentare si trova ben poco online. Poi c’è anche la deroga sul Dormex per il 2026, prodotto pare che sia stato utilizzato in zona, in passato, anche sulle fragole nonostante il divieto, e la cui tossicità è grave e certa. C’è il capitolo metaboliti che in Basilicata nessuna istituzione affronta. Sul Salvagente di maggio sono state analizzate tante fragole bio e non, anche lucane, sempre con massiccia presenza di numerosi residui e chissà coi nuovi accordi commerciali cosa arriverà anche dall’estero. Serve una fragola non solo IGP, gustosa, resistente, prolifica e grande ma serve un prodotto di cui la gente si possa fidare, cosa che manca vista la nomea di “frutta chimica” che la fragola si è costruita nei decenni.
Chiunque voglia contribuire alle analisi sostenute può aiutarci qui, mentre chi vuole visionare i risultati e le fatture può mandarci una mail al nostro indirizzo in home page.
PS: con le fragole abbiamo avuto la possibilità di analizzare anche delle fave prodotte non lontano dalle serre rilevando:
- boscalid a 0,33 limite a 5
- Pyraclostrobin a 0,035 limite 0,5.
Tra effetti deriva e biomagnificazione dovremmo davvero capire dove viviamo e cosa mangiamo.
