La recente apparizione di fratture lunghe decine di metri lungo la pista ciclopedonale del Parco di Monte dei Ciocci a Roma, ha sollevato forti preoccupazioni riguardo alla stabilità del versante, portando a una mobilitazione informativa da parte dei cittadini e del Consigliere Daniele Giannini. In risposta a tale criticità, l’Associazione Cova Contro ha avviato una campagna di monitoraggio tecnico per documentare l’evoluzione del fenomeno attraverso metodologie geomatiche di precisione, finalizzate a integrare le osservazioni visive con dati geofisici e cartografici rigorosi. La crepa, tuttora, nella parte più alta raggiunge una profondità superiore a 20 cm (foto di copertina)

Fig. 1 – Materializzazione dei punti di controllo topografico
Attività di monitoraggio in situ
Per quantificare l’entità dei movimenti in atto, è stato effettuato un sopralluogo tecnico volto alla materializzazione dei punti di controllo topografico mediante l’installazione di chiodi topografici stabili (Fig. 1). La metodologia operativa prevede:
- materializzazione dei punti: Installazione di chiodi topografici ad alta visibilità lungo gli estremi dell’asse della frattura per creare dei vertici di una rete di monitoraggio geodetico (Fig. 2);
- rilievo GPS in RTK: Esecuzione di una sessione di rilievo statico veloce con strumentazione GNSS in modalità Real-Time Kinematic (RTK), garantendo precisioni plano-altimetriche centimetriche per la georeferenziazione dei punti di controllo;
- prospezioni geofisiche – georadar: Tecnica geofisica non invasiva che impiega impulsi elettromagnetici ad altissima frequenza per mappare il primo sottosuolo. È ideale per individuare anomalie, vuoti, sottoservizi e reperti archeologici, apparati radicali senza danneggiare il sito;
- analisi dell’evoluzione: I rilievi odierni costituiscono la “baseline” temporale che permetterà, tramite future misurazioni, di calcolare i vettori di spostamento (velocità e direzione) del terreno lungo il costone.

Fig. 2 – Localizzazione della rete di monitoraggio geodetico
Analisi del contesto territoriale
La comprensione del dissesto richiede un’analisi multidisciplinare che incroci il dato di monitoraggio locale con le banche dati esistenti sulla stabilità del suolo romano.
- cartografia storica: L’area, storicamente nota come “Monte della Creta” fino al XIX secolo, presenta una litologia caratterizzata da depositi piroclastici e argille, soggetti a evoluzioni geomorfologiche documentabili tramite le mappe storiche dell’Istituto Cartografico Italiano (Fig. 3);
- progetto PANGEO: Il Progetto PanGeo di ISPRA è un’iniziativa europea focalizzata sul monitoraggio dei geohazards per città come Roma, iniziato nel 2011; fornisce mappe gratuite delle deformazioni del suolo per supportare la pianificazione urbana e la salvaguardia del territorio. ISPRA ha sviluppato specifici “Ground Stability Layers” per Roma e Palermo, in collaborazione con le autorità locali come Roma Capitale. ISPRA ha prodotto mappe di stabilità del suolo e descrizioni dei geohazards, integrando informazioni locali dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale. I metadati sono disponibili nel catalogo del Servizio Geologico d’Italia (Fig. 4);
- analisi di suscettibilità: Il territorio di Roma è monitorato per la suscettibilità ai sinkhole (fenomeni legati al collasso di cavità ipogee antropiche o naturali) tramite mappe aggiornate da ISPRA e CNR-IGAG (Fig. 5);
- analisi di pericolosità: L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) svolge l’analisi di pericolosità e rischio idrogeologico in Italia, pubblicando dati ufficiali triennali (Rapporto Dissesto Idrogeologico) e gestendo la piattaforma IdroGEO. Questa consente di verificare frane, alluvioni ed erosione costiera, evidenziando che oltre il 94% dei comuni italiani è a rischio (Fig. 6). Nell’area, dal dicembre del 2025, risulta essere presente una stazione clinometrica (utilizzata per misurare con estrema precisione le variazioni di inclinazione e i piccoli spostamenti orizzontali del terreno o di strutture) con un monitoraggio in continuo (Fig. 7);
- dati InSAR (EGMS): Il monitoraggio satellitare tramite il servizio European Ground Motion Service (EGMS) offre una visione d’insieme sui movimenti verticali e orizzontali del terreno nell’area, permettendo di distinguere tra fenomeni di subsidenza regionale e instabilità locale del versante legata a dinamiche di scivolamento superficiale (Fig. 8).

Fig. 3 – Cartografia storica dei Monti di Ciocci

Fig. 4 – Estratto caratterizzante la censita come potenzialmente instabilità nel 2011

Fig. 5 – Particolare della Carta di Suscettibilità ai Sinkhole di Roma

Fig. 6 – Estratto della Carta di Pericolosità

Fig. 7 – Estratto della Carta di Monitoraggio Frane; strumentazione di monitoraggio

Fig. 8 – estratto dei dati di deformazione mm/anno
Conclusioni
L’approccio integrato adottato – che unisce denuncia pubblica, quindi scienza partecipata (citizen science) e verifica strumentale – è fondamentale per supportare gli interventi di consolidamento programmati da Roma Capitale. Fornisce un quadro conoscitivo oggettivo su una problematica persistente: a un anno dalla riqualificazione, emergono meccanismi di rottura che richiedono un’analisi approfondita. La consultazione della documentazione delle Autorità competenti delinea un quadro quantomeno da verificare e da approfondire, stimolando riflessioni condivise e magari l’attivazione immediata di procedure per la messa in sicurezza dell’area.
