Mentre si svolge oggi a Potenza il convegno sui nitrati, a Scanzano di nitrati nell’ambiente se ne stanno sversando a tonnellate, da anni, violando le norme europee in materia con tenori migliaia di volte superiori al consentito. Proviamo a mettere ordine in una vicenda di ordinaria omertà, dove tutti sanno ma nessuno affronta pubblicamente il problema, con l’eccezione di Cova Contro. Facciamo un elenco semplice semplice, per i non addetti ai lavori:

  • le aziende zootecniche su Scanzano non avrebbero un PUA – piano di utilizzo agronomico del letame e della pipi animale, senza di questo si violano tutte le norme possibili ed immaginabili in materia ambientale, bisogna averlo e rispettarlo. Questo piano prevede la tutela ambientale parametrando la produzione di deiezioni animali rispetto alla tipologia di territorio, l’estensione dello stesso etc. Stagionalità, vicinanza al mare o al centro abitato o ai corpi idrici, insomma le regole per far restare il letame una risorsa e non farlo diventare un problema;
  • alcune aziende non solo non hanno il PUA (piano che si può anche avere ma violare) ma hanno sì il codice identificativo dell’allevamento, quindi animali censiti e registrati, ma che occupano strutture abusive, in attesa di demolizione, quindi com’è possibile che animali censiti che producono alimenti controllati stiano in locali abusivi e privi di PUA? Questo mare di letame dove finisce?
  • gli avvisi pubblici per la demolizione delle stalle abusive pare siano andati deserti, mentre negli anni passati qualche commissario prefettizio pare abbia concesso anche deroghe non autorizzabili, relativamente alla distanza minima consentita tra la SS106 ed uno di questi allevamenti; l’ultimo commissario ha invece svolto al meglio il suo ruolo emanando apposito atto circa i diritti maturati dal Comune verso gli abusi, confermati anche in sede TAR. Quindi uno dei candidati sindaci potrebbe essere anche incompatibile se eletto?
  • la Procura di Matera sulla vicenda è ferma al palo, un immobilismo degno di segnalazione sia alla Procura di Catanzaro che agli organi di controllo della magistratura. Telecamere di pubblica sorveglianza non funzionanti nei pressi di alcuni siti di smaltimento illecito, personale dei Carabinieri Forestali pesantemente sottodimensionato. Arpab inizialmente sopraggiunta si rifiutò anche di campionare il terreno perchè ricoperto da centimetri di escrementi essiccati;
  • non è vero, come hanno detto oggi al TGR, che la situazione nitrati è sottocontrollo nell’area Jonica, perchè su Scanzano lo studio ambientale sito-specifico non è stato ancora fatto, chissà perchè. A fare le sanzioni in solitaria c’hanno pensato i CC Forestali, verbali superiori anche ai 20mila euro per singolo allevatore, con sequestro anche dei mezzi in alcuni casi. Ufficiali di polizia giudiziaria hanno visto anche intere carcasse di animali nel letame;
  • L’Azienda Sanitaria di Matera ha scritto l’ennesimo sollecito un mese fa, giudicando la situazione generale illegale, priva di autorizzazioni e di controlli puntuali. Sono tutti sottodimensionati: controllori dell’ASM, carabinieri forestali, NOE ed Arpab. A Scanzano la filiera zootecnica è terra di nessuno, anzi terra di pochi in una zona franca;
  • il recente e tardivo regolamento della Regione sui nitrati, discusso oggi a Potenza con tanto di servizio della TGR, in realtà potrebbe essere anche un peggioramento della situazione attuale: non si comprende come saranno realizzabili i controlli ed alcuni attori fondamentali sono stati esclusi dalla stesura del piano. Le sanzioni arriveranno dopo numerose violazioni, si mettono vincoli assurdi sul deposito del letame e per controllare la veridicità delle tempistiche i controllori dovrebbero appostarsi quotidianamente, i piccolissimi allevatori vengono paragonati ai grandi, viene disincentivato l’interramento dei liquami incentivando il deposito selvaggio. Insomma l’ennesimo pasticcio della Regione Basilicata che invece passa in TV come traguardo agli occhi degli ignari ascoltatori del TGR, privati di qualsiasi contraddittorio critico.

L’ennesima famiglia ci ha contattato poche settimane fa per la solita puzza e l’ingente numero di mosche. Abbiamo filmato uno di questi terreni, diverso dalle prima due campagne di monitoraggio, intestato a tale Nardiello D., posto tra la ferrovia ed un allevamento locale. Il terreno era visibilmente usato, da lungo tempo, per lo smaltimento di deiezioni, dal satellite visibile la diverse umidità rispetto ai terreni circostanti. Il giorno dopo le nostre riprese il terreno è stato lavorato intensamente, mutandone radicalmente l’aspetto. In passato siti come questi sono stati bruciati con incendi dolosi innescati per nascondere le tracce degli spandimenti.

il terreno segnalatoci, il 20 maggio
lo stesso terreno il 3 giugno, con i lavori di frangizollatura partiti il 21 maggio

Su questo scempio la nostra associazione continuerà a lavorare, in tutte le sedi, ma ci rammarica dover sottolineare che questo problema ambientale, insieme ad altri più o meno noti, sono stati ignorati dall’associazionismo e dalla politica locale. La scorsa estate il locale centro anziani ci ha negato l’ospitalità nel parlare della vicenda liquami, i politici locali non hanno voluto organizzare nè eventi pubblici nè consigli comunali aperti, e la stampa ha toccato l’argomento timidamente senza mai intervistare gli allevatori, o l’ex sindaco di Scanzano, allevatore a sua volta. La TGR svolse il primo servizio di denuncia dopo 5 mesi di nostre rimostranze, e durante il servizio non hanno neanche ben tutelato l’anonimato delle fonti nonostante fosse stato richiesto, ed evitarono di intervistare il sindaco direttamente coinvolto nella vicenda. La TGR ha scelto consapevolmente di non mettere in difficoltà il sindaco uscente, dimostrando pavidità e debolezza. Scanzano è un comune compromesso, lo si vede dall’omertà forte e costante su alcune tematiche, e lo scioglimento dovrebbe proseguire fino al recupero culturale della comunità, comunità che ha paura di parlare, ha paura di denunciare e nel privato rigetta comunque l’etichetta di comune mafioso. Lo scioglimento per mafia non solo è stato tardivo oltre che doveroso, ma dovrebbe continuare ed essere affiancato da un’azione di riscatto culturale per recuperare un tessuto sociale che non conosce più coesione e libertà.