sulla sinistra le vasche

Di seguito alleghiamo la nota di marzo, in cui Sogin, in soldoni, dice di dover rispettare dei vincoli di bilancio e che tanto, forse troppo – ndr, è stato speso dall’azienda per le indagini ambientali sugli sforamenti di falda lungo il tracciato della condotta di scarico a mare, che attraversa terreni non di Sogin.

Troppe cose non tornano dell’atteggiamento di Sogin: l’apposizione del segreto sui reali dati di posizionamento della condotta; il restringimento del ventaglio di contaminanti da ricercare; il dare la colpa sempre ad altre attività o al fondo naturale o all’intromissione del cuneo salino etc etc

Questo atteggiamento non fa onore a Sogin, che invece all’interno della sua area, l’Itrec, dopo quasi un decennio non ha ancora trovato la o le sorgenti contaminanti, eludendo domande ed indagini, apponendo segreti e silenzi. Strano leggere di Sogin per sprechi, consulenze ed altre anomalie e poi invocare la sobrietà sulle indagini ambientali.

Noi continueremo a pressarli in tutte le sedi, Sogin deve dirci cosa c’è nell’Itrec e sotto. Ora in questo marasma la palla passa all’Ufficio Ambiente della Provincia che deve individuare la sorgente contaminante, cosa mai fatta sino ad oggi, pena il “non buon andamento del processo amministrativo” come riporta la delibera regionale sottostante del 18 aprile 2024

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.