Il riesame dell’AIA di Tecnoparco impone alcune domande ( elencate di seguito ma l’elenco puntato non è visibile su alcuni dispositivi mobili ):

  • la Regione Basilicata attraverso il consorzio ASI di Matera detiene il 40% di Tecnoparco, quindi ne riceve anche gli utili e nella compagine societaria fino a non molto tempo fa ( all’epoca dell’ultima lettura di una visura camerale ), ma con certezza quasi assoluta ancora oggi, la Regione stava/sta in società con un imprenditore condannato per reati ambientali all’interno di “monnezzopoli”, locatore anche della sede Arpab di Matera, e destinatario di fondi europei, e autorizzato mezzo AIA a trasportare e smaltire i rifiuti del Cova di Viggiano, e sempre in un’altra AIA gestore della discarica Semataf, il cimitero più grande e “speciale” d’Europa nel settore dei rifiuti; appalti anche nella Terra dei Fuochi etc…questo è il modello ideale di “socio”;
  • nonostante la selva di carte ancora non si capisce se Tecnoparco abbia realizzato tutta la barriera idraulica (mise) richiesta, lo stato delle falde è ignoto, la migrazione degli inquinanti fuori dal perimetro anche, e l’Arpab non è tornata a monitorare nè aria, nè radioattività nel fiume;
  • i miasmi continuano ma nessuno ne parla: il sottoscritto durante due breve soste nelle zona, sempre in fascia serale/notturna tra luglio ed agosto c.a., ha sempre avvertito i classici odori nauseabondi;
  • zero controlli attendibili su persone, flora, fauna e catena alimentare;
  • mancato monitoraggio indipendente e puntuale dei rifiuti in ingresso ed in uscita;
  • come può un’azienda impattante, in uno sito SIN, con impianti in parte vecchi e forse sottodimensionati ( infatti diverse sono state le modifiche “non sostanziali” negli ultimi anni ) ad essere presente nel circuito dei certificati verdi (GSE) per l’energia elettrica prodotta da fonti eco-compatibili; Arpab ha mai controllato gli effetti ambientali della combustione degli oli vegetali?
  • sul terminale ferrandinese di Tecnoparco, il TRAF ( nelle foto ), la condotta è nel fiume Basento, forse per colpa dell’erosione spondale, il cartello di “tubo interrato” è nell’alveo del fiume e sulle sponde nonostante il pascolo delle podoliche, i sedimenti sono di tutti i colori;
  • perchè i lucani devono essere costretti ad essere soci di Tecnoparco?

Noi di quel sedimento nero, e non solo, abbiamo un campione e fondi permettendo lo analizzeremo a breve. La politica ci ha fatto parlare della bandiera blu e dello sbarco dei greci a Senise, intanto come avrebbe detto una celebre cantante nel Basento il problema è “vivere a colori”, anzi sopravvivere agli stessi.

Giorgio Santoriello

Di Giorgio Santoriello

Laureato in Lettere, attivista amante della Basilicata ma poco dei lucani.